Napoli, Teatro San Carlo, facciata
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Napoli – Teatro San Carlo


Visita al Teatro San Carlo, realizzato all’inizio del Settecento per volere del re Carlo III di Borbone. Direttamente collegato al Palazzo Reale di Napoli, è destinato fin dalle sue origini alla rappresentazione delle opere in musica, ed è ancora oggi uno dei più importanti teatri lirici al mondo.

Napoli. Teatro San Carlo, palchi

Teatro San Carlo, i palchi

La storia del San Carlo

Da poco insediato sul trono di Napoli, il re Carlo III di Borbone, intenzionato a dare alla città un nuovo teatro che rappresenti adeguatamente il potere regio, a febbraio del 1737 affida il progetto per la costruzione di un teatro di corte all’architetto Giovanni Antonio Medrano, Colonnello Brigadiere spagnolo di stanza a Napoli, e ad Angelo Carasale, già direttore del teatro San Bartolomeo. A Napoli esistevano già altri teatri nei quali veniva rappresentata l’opera in musica: il Nuovo, che era però troppo piccolo per le esigenze della corte; il San Bartolomeo, troppo distante dal Palazzo Reale; e il Fiorentini, dove già da anni si rappresentavano opere musicali. Carlo III desidera però un teatro adatto all’allestimento del nuovo tipo di scenografie necessarie per il dramma in musica, abbastanza sfarzoso da rappresentare degnamente la casata reale, e vicino a Palazzo. Per la costruzione del nuovo edificio, oltre ai fondi messi a disposizione dal Re, viene demolito il San Bartolomeo per ricavarne materiali da costruzione, e vengono venduti i palchi a nobili e notabili della città, i quali si affrettano ad accaparrarsi i posti più vicini al palco reale.

Napoli. Teatro San Carlo, palchi

Teatro San Carlo, i palchi accanto al palco reale

Il nuovo teatro viene costruito in soli 8 mesi ed è inaugurato il 4 novembre 1737, giorno dell’onomastico del re. Sorge addossato al lato nord del Palazzo Reale, con il quale è collegato tramite una porta che si apre alle spalle del palco reale, in modo che il re possa recarsi agli spettacoli senza dover scendere in strada. Il nuovo teatro conta 184 palchi disposti su sei ordini, più un palco reale capace di ospitare dieci persone, per una capienza complessiva di 1379 posti. Il progetto introduce per la prima volta al mondo la pianta a ferro di cavallo, che diventa in seguito il modello di riferimento per il teatro all’italiana. La prima opera rappresentata all’inaugurazione è l’Achille in Sciro del compositore Domenico Sarro con libretto di Pietro Metastasio.

Napoli, Teatro San Carlo, velario

Antonio, Giovanni e Giuseppe Cammarano, velario, Apollo presenta ad Atena i più grandi poeti del mondo

Nel 1767, in occasione delle nozze tra Ferdinando IV di Borbone e Maria Carolina d’Austria, vengono realizzati i primi restauri, affidati all’architetto Ferdinando Fuga; si tratta soprattutto di interventi di carattere decorativo, con l’aggiunta di numerosi specchi per riflettere la luce delle candele, che hanno però l’inconveniente di peggiorare l’acustica della sala. Nel 1799, sotto la dominazione napoleonica, il nome viene cambiato in Teatro Nazionale. Su incarico di Gioacchino Murat, fra il 1809 e il 1811 l’architetto Antonio Niccolini ristruttura il teatro creando ambienti di ristoro e ricreazione e rifacendo la facciata in stile neoclassico, con la creazione di un portico carrozzabile ispirato a quello della Scala di Milano: nella parte inferiore cinque ampie arcate, decorate a bugnato rustico, sostengono una fascia decorata con cinque rilievi in stile antico. Segue una lunga balconata con colonnette in marmo alle cui spalle si apre una successione di vetrate scandita da colonne ioniche; il prospetto termina con un gruppo statuario raffigurante Partenope tra i geni della commedia e della tragedia.

Teatro San Carlo, esterno

Nella notte fra il 12 e il 13 febbraio 1816 un incendio distrugge l’interno del teatro, che viene ricostruito ad opera dello stesso Niccolini; per volere di Ferdinando I, palchi, velario e sipario vengono realizzati in azzurro, colore della casata Borbone. Il soffitto viene decorato da una tela di Antonio, Giovanni e Giuseppe Cammarano raffigurante Apollo che presenta ad Atena i più grandi poeti del mondo, mentre Camillo Guerra e Gennaro Maldarelli realizzano l’orologio nel sottarco del proscenio nel quale il Tempo indica lo scorrere delle ore mentre la Sirena delle arti, in basso a sinistra, tenta di trattenerle. Il teatro così ricostruito viene riaperto il 12 gennaio 1817, con la rappresentazione della cantata Il sogno di Partenope di Giovanni Simone Mayr; nel giorno di apertura si trova a Napoli anche Stendhal, che descrive l’inaugurazione nel suo Viaggio in Italia.

Napoli, Teatro San Carlo, velario,

Antonio, Giovanni e Giuseppe Cammarano, velario, Apollo presenta ad Atena i più grandi poeti del mondo

Per ampliare il Palazzo Reale verso settentrione, fra il 1838 e il 1842 viene demolito il Palazzo Vecchio dei Viceré; la conseguente necessaria sistemazione della facciata del Teatro rivolta verso il Palazzo, sull’odierna piazza Trieste e Trento, viene realizzata nel 1844 da Francesco Gavaudan e Pietro Gesuè. Nel 1840 il Teatro è dotato di un impianto di illuminazione a gas, mentre nel 1844-45 per volere di Ferdinando II gli originari colori azzurro dell’interno e argento-oro dell’esterno vengono sostituiti dall’abbinamento rosso e oro, in voga anche in altri teatri d’opera europei. Nel 1854 Giuseppe Mancinelli e Salvatore Fergola realizzano l’attuale sipario, raffigurante un simbolico Parnaso con ottanta personaggi fra divinità, filosofi, intellettuali, poeti e musicisti da Omero ai contemporanei.

Napoli, Teatro San Carlo, sipario

Giuseppe Mancinelli e Salvatore Fergola, sipario

Sull’esempio di altri teatri italiani, nel 1888 il Teatro passa dalla proprietà Regia al Comune. Nel 1890 è dotato di illuminazione elettrica. Su disegno di Michele Platania, nel 1937 viene creato un foyer sul lato che si affaccia sui giardini di Palazzo Reale; distrutto durante i bombardamenti del 1943, viene rifatto dopo la guerra così com’era. Nel 1969 il gruppo scultoreo della Partenope, collocato da Niccolini sull’acroterio centrale del frontone della facciata principale, si sgretola a causa di un fulmine e delle infiltrazioni piovane; soltanto nel 2007 viene restaurato e collocato nuovamente sulla sommità dell’edificio.

Napoli, Teatro San Carlo, giardino del foyer

Vista sul giardino dal foyer

Il percorso di visita

La visita agli interni del Teatro è esclusivamente guidata. Il percorso comprende la visita della sala e del foyer, con il racconto della storia dell’edificio e di una serie di interessanti aneddoti.

La sala del San Carlo è la prima al mondo ad utilizzare la forma a ferro di cavallo, poi adottata da altri teatri italiani ed europei come la Scala di Milano (inaugurato nel 1778), la Fenice di Venezia (1792) l’Opéra Garnier di Parigi (1875).

Napoli, Teatro San Carlo, palco reale

Palco reale

L’originario colore azzurro della casata Borbone con finiture in argento viene sostituito dall’attuale combinazione rosso e oro nel 1844-45 per volere del re Ferdinando II. Le decorazioni dorate sono realizzate in cartapesta, materiale che permette di veicolare meglio il suono all’interno della sala. Anche il velario, una tela dipinta sospesa a circa tre metri dal soffitto, funziona da cassa armonica; rappresenta i più grandi poeti di tutti i tempi.

Napoli, Teatro San Carlo, palcoscenico

Palcoscenico

Nei palchi si notano degli specchi, che avevano una duplice funzione: dal palco reale, il re poteva tenere sotto controllo i nobili presenti in sala; allo stesso tempo, chi occupava i palchi poteva vedere la reazione del re alla rappresentazione in corso, e adeguare la sua reazione di conseguenza: a nessuno era consentito applaudire prima che il re avesse espresso il suo apprezzamento!

Napoli, Teatro San Carlo, palchi lato dx

Palchi sulla destra del palcoscenico

Sull’arco che sovrasta il sipario è presente un orologio con una teoria di Muse danzanti che chiedono a Chronos di fermare il tempo, affinché lo spettacolo non termini mai; il dio però non può fermare il tempo, che indica perentoriamente con un dito. Nel gruppo decorativo è presente anche una sirena con due code, riferimento a Partenope e quindi alla città di Napoli.

Napoli, Teatro San Carlo, orologio con Chronos e le Muse

Camillo Guerra e Gennaro Maldarelli, orologio con Chronos e le Muse

All’interno del Teatro sono presenti due stemmi reali, quello Borbone e quello Savoia. Nel 1861, con l’unità d’Italia e l’arrivo dei nuovi sovrani, gli stemmi della precedente casa regnante vengono sostituiti con gli emblemi sabaudi; uno di questi è ancora visibile sul fronte del palco reale. Durante il terremoto dell’Irpinia del 1980, percepito anche nella città di Napoli, lo stemma Savoia sotto l’arco del proscenio cade, rivelando il sottostante stemma Borbone, oggi tornato nuovamente visibile.

Napoli, Teatro San Carlo, stemma Borbone

Stemma Borbone sotto l’arco del proscenio

La visita prosegue nel foyer, luogo destinato al ristoro degli spettatori dopo lo spettacolo; si tratta dell’ambiente più recente del Teatro: creato nel 1937, viene distrutto durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, e in seguito ricostruito com’era. Si affaccia sul Palazzo Reale e sul giardino.

Napoli, Teatro San Carlo, foyer

Foyer

Avviandosi verso l’uscita, si nota un busto di Giuseppe Verdi che lo raffigura con la testa chinata al pianoforte, raccolto nella concentrazione della composizione. L’artista presentò per la prima volta un’opera al San Carlo nel 1841, ottenendo un grande successo di pubblico con l’Oberto, Conte di San Bonifacio, che venne in seguito replicata 47 volte.

Napoli, Teatro San Carlo, busto di Giuseppe Verdi

Achille d’Orsi, Busto di Giuseppe Verdi

Come arrivare

Il Teatro San Carlo si trova in via San Carlo 98/F, a pochi passi dal Palazzo Reale. Si accede alla biglietteria dall’ingresso posto sotto il portico. Le visite sono esclusivamente guidate e durano poco più di mezz’ora; per gli orari aggiornati, rimandiamo al sito del Teatro.

Con i mezzi pubblici: metro Linea 1 (gialla), fermata Municipio, a circa 400 metri dal Teatro.

In auto: il parcheggio più vicino al Teatro è presso il Parcheggio Castel Nuovo (Maschio Angioino) a circa 300 metri a piedi, con possibilità di dover attendere in coda per l’accesso soprattutto nei periodi di maggiore affluenza turistica.

Dove mangiare

Per una piacevole sosta in una pasticceria storica di Napoli, consigliamo La sfogliatella Mary; il chiosco, solo per asporto e senza posti a sedere, si trova all’ingresso di via Toledo della Galleria Umberto I. Qui potete trovare le classiche sfogliatelle ricce e frolle e un’ampia varietà di altri dolci tipici napoletani come il babà, la santarosa, la pastiera e tante altre prelibatezze dal gusto inconfondibile e superlativo.

Collegamenti utili

Teatro San Carlo

ANM (Azienda Napoletana Mobilità)

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