Itinerario Capodimonte e Vergini

Parco di Capodimonte
Parco di Capodimonte

Iniziamo il nostro itinerario con la visita del parco di Capodimonte (via Miano 2 porta piccola – via Capodimonte, 1 porta grande), fatto realizzare da Carlo di Borbone per potervi praticare la caccia, suo passatempo preferito. La parte iniziale del grande parco, più di 120 ettari, ricco di alberi secolari e con cinque larghi viali fiancheggiati da lecci che si diramano a raggiera, fu progettata da Ferdinando Sanfelice nel 1742. Nel bosco si trovano numerosi fabbricati in cui si svolgevano attività legate alla vita di corte. Oggi all’ interno del parco trova sede l’ Istituto professionale per l’ Industria e l’ Artigianato “Caselli” dove gli alunni imparano l’ arte della ceramica di Capodimonte famosa in tutto il mondo.

Museo di Capodimonte
Museo di Capodimonte

All’ interno del parco troviamo il Museo di Capodimonte, fatto costruire da Carlo di Borbone per ospitare la sua corte e la raccolta di opere d’ arte ereditata dalla madre Elisabetta Farnese. Costruito a partire dal 1738 su progetto di Antonio Medrano, l’ edificio fu completato solo cento anni dopo, anche se una parte importante della collezione Farnese, in particolari i dipinti, vi fu esposta nel 1759. Le alterne vicende storiche determinarono spostamenti, perdite, ma anche significativi accrescimenti delle raccolte. All’ inizio dell’ 800, i dipinti furono portati al Museo Archeologico Nazionale, all’ epoca palazzo degli studi, per essere poi ricollocati nella loro sede originaria nel 1957, quando la reggia fu riaperta al pubblico dopo essere stata, dal 1860 al 1947, residenza dei Savoia. Negli ultimi venti anni Capodimonte è stata sede di alcune delle più prestigiose mostre d’ arte organizzate in Italia. In tempi recenti, all’ inizio del 1994, si è deciso di intervenire sui locali del piano nobile, destinati ad ospitare gli arredi dell’ appartamento Storico e la raccolta Farnese. Nel corso dello stesso anno fu aperto al pubblico il nuovo Gabinetto delle Stampe e dei Disegni situato al piano terra. Nel settembre del 1995, con l’ inaugurazione di una mostra sulla collezione Farnese, fu completata anche la sistemazione dell’ appartamento Storico. Nei primi giorni del 1996 sono stati esposti anche alcuni pezzi della collezione Borgia. Il 20 dicembre dello stesso anno, è stato riaperto al pubblico il terzo piano del Museo, in nuovi spazi realizzati nei vecchi ambienti di servizio del sottotetto della Reggia: si è formata così la sezione degli artisti contemporanei di Capodimonte. La collezione comprende opere di artisti italiani e stranieri di fama internazionale come ad esempio Alberto Bruni ed Andy Warhol, quest’ ultimo è il massimo esponente della Pop Art che, in occasione di una sua mostra personale a Napoli nel 1985, realizzò una serie di dipinti con le immagini serigrafate del Vesuvio in eruzione. Nel recente riordino, sono state riaperte una cinquantina di sale al secondo piano che ricompongono la “Galleria Napoletana”, progettata e solo in parte realizzata da Gioacchino Murat all’ inizio dell’ 800, che volle riunire le numerose opere provenienti dalle chiese e dai monasteri soppressi. La sezione comprende circa 300 capolavori. Oggi il museo di Capodimonte è diventato una galleria moderna nelle strutture espositive, rinnovata nei criteri di ordinamento e presentazione dei materiali artistici, potenziate nei servizi didattici e di accoglienza al pubblico: le sue raccolte, documentano la storia del collezionismo e della civiltà figurativa a Napoli.

Osservatorio Astonomico
Osservatorio Astronomico

Nei pressi del Parco di Capodimonte troviamo l’ Osservatorio Astronomico, (salita Moiariello, 16), situato in una splendida posizione sul colle di Miradois, a poco più di 150 mt. sul livello del mare, l’ osservatorio gode di un suggestivo panorama sulla città e sul golfo. Fondato nel 1819 da Federico I di Borbone, fu la prima attrezzatura scientifica di questo tipo nata in Europa. L’ interesse per gli studi astronomici era molto vivo alla corte dei Borbone, nel 1735, Carlo di Borbone aveva istituito la prima cattedra universitaria di astronomia. Nel 1791 si cominciò a costruire un’ osservatorio nell’ attuale Museo Archeologico, ma il progetto venne abbandonato e alcuni anni dopo, su progetto dei fratelli Gasse, fu costruito l’ edificio di forme neoclassiche. Oggi parte dell’ Osservatorio è sede di un museo che espone una ricca collezione di strumenti scientifici dei secoli scorsi.

Incoronata Madre del buon consiglio
Incoronata Madre del buon Consiglio e Catacombe di San Gennaro

Usciti dall’ Osservatorio torniamo verso il Parco di Capodimonte, andiamo verso destra e percorriamo via Capodimonte fino al piazzale Madre Landi dove incontriamo il maestoso Santuario Mariano Diocesiano: basilica dell’ Incoronata Madre del Buon Consiglio. Di non eccelso valore storico ed artistico, essendo di fondazione recente, ma di grande valore spirituale, e tempio tra i più venerati tra i napoletani, fu fondata da suor Maria di Gesù Landi, nata nel 1861, ritiratasi all’ età di diciassette anni a vita francescana e ordinata suora nel 1887 con il nome di Maria di Gesù. Nel 1920 iniziarono i lavori, nel 1953 fu completata la facciata e nel 1960 fu consacrata la chiesa dal cardinale Alfonso Castaldo. Nel 1968, il cardinale Ursi proclamò la chiesa dell’ Incoronata Santuario Mariano Diocesano. Nel 1980 venne, infine, consacrata basilica. L’ architettura della basilica dell’ Incoronata fu strutturata a somiglianza della basilica di S. Pietro, sia nella cupola (situata all’ altezza di settanta metri e contenente un frammento della Sacra Croce di Cristo), che nella facciata in travertino (larga 45 metri e alta 30). Nonostante sia stato realizzato da pochi decenni, l’ interno a tre navate con cappelle laterali, fu arricchito da diverse opere di valore, donate, oppure provenienti da chiese distrutte. Dalla Basilica si accede alle Catacombe di San Gennaro. le quali rappresentano il più importante monumento del Cristianesimo a Napoli.

Cimitero delle Fontanelle
Cimitero delle Fontanelle

Usciti dalla chiesa scendiamo verso il centro della città, prendendo corso Amedeo di Savoia, sulla destra troviamo Via salita dei Principi, la percorriamo fino ad incrociare sulla sinistra via S. Vincenzo, dopo aver preso quest’ ultima, la percorriamo tutta svoltando a destra in via della Sanità, questa strada ci porta in via delle Fontanelle dove al n. 77 troviamo la chiesa di Maria Santissima del Carmine dalla quale si accede al Cimitero delle Fontanelle. Le grandi Caverne scavate nel tufo della collina di Materdei, venivano già usate come ossario della città, quando nell’ 800 vi furono raccolti i resti delle migliaia di vittime dell’ epidemia di colera che colpì Napoli nel 1836. Consacrato nell’ immaginario collettivo dal celebre film “Viaggio in Italia” di Rossellini, il cimitero delle fontanelle sconvolse la turista Katherine-Ingrid Bergman.

Santa Maria della Sanità
Santa Maria della Sanità

Torniamo indietro percorrendo a ritroso via Fontanelle e prendendo via della Sanità, passiamo sotto il ponte di corso Amedeo di Savoia giungendo così in piazza della Sanità, sulla sinistra possiamo vedere la chiesa di S. Maria della Sanità, situata nel quore del più popolare quartiere della città e conosciuta a Napoli come chiesa di S. Vincenzo, perchè in essa è custodita una veneratissima immagine del Santo, soprannominato dal popolo “‘o munacone”. La chiesa fu costruita fra il 1603 ed il 1613 su progetto di frà Giuseppe Nuvolo, il suo interno a croce greca, scandito da 24 pilastri che sostengono 12 cupole laterali ed una centrale (è un richiamo numerologico a Cristo ed agli apostoli). L’ ardito progetto dell’ altare rialzato su un podio (al quale si accede da due bellissime rampe di scale poste lateralmente), venne concepito per rendere visibile l’ ambiente che fungeva da atrio delle catacombe e dal quale si accedeva al cimitero sotterraneo. Settimio Celio Gaudioso, vescovo africano, secondo la tradizione morì in esilio a Napoli nel 452, e venne sepolto nella valle della Sanità; intorno al suo sepolcro si svilupparono le catacombe che da lui presero il nome. Nei numerosi corridoi sono visibili tracce di affreschi e di decorazioni a mosaico di notevole interesse, risalenti al IV-VI secolo. Il cimitero continuò ad essere usato anche nei secoli successivi; infatti alla prima metà del ‘600 risalgono le inquietanti sepolture con lo scheletro disegnato sulla parete ed il teschio autentico incassato nel muro, a completare con realismo la reppresentazione del defunto.

Palazzo Sanfelice
Palazzo Sanfelice

Proseguiamo per via della Sanità dove ai numeri 2-4 troviamo Palazzo S. Felice, fatto costruire da Federico Sanfelice per la sua famiglia nel 1728, come si legge nell’ iscrizione posta alla sommità del portale di destra. In questo progetto per la prima volta il noto architetto inventò l’ eccezionale scala aperta che ripeterà, con alcune variazioni, dieci anni dopo, nel palazzo dello Spagnolo. Ai contemporanei la scala appariva simile ad un grande uccello con le ali spiegate, e così venne definita “ad ali di falco”. Per meglio comprendere la bellezza e la funzionalità della struttura, la cosa migliore da fare è percorrerla: dal primo ripiano è possibile vedere il giardino retrostante. Anche il secondo cortile (n. 2), pur essendo ormai privo delle decorazioni originarie, ha sul fondo una scala ellittica che riserva un’ altra piccola sorpresa architettonica.

Palazzo dello Spagnolo
Palazzo dello Spagnolo

Proseguiamo il nostro cammino prendendo via arena della Sanità, continuando per vico croce ai miracoli, sulla destra incrociamo via Vergini dove al civico 19 troviamo il palazzo dello Spagnolo,iniziato nel 1738 da Ferdinando Sanfelice (1675-1748), per il marchese Nicola Moscati, questo edificio nell’ 800 divenne di proprietà del nobile spagnolo Tommaso Atienza, e quindi ribattezzato, palazzo dello Spagnolo. Ferdinando Sanfelice, oltre che celebre architetto, fu anche uno dei maggiori progettisti delle complesse architetture effimere del periodo. Questi impianti scenografici venivano allestiti in occasione delle numerose feste di piazza che la corte offriva al popolo per ottenerne il favore. Questa componente caratteristica della sua formazione culturale tardobarocca si manifesta in modo particolare nei due palazzi della Sanità. Dopo aver attraversato il maestoso portale del palazzo dello Spagnolo si resta colpiti dalla felicissima invenzione ripresa da palazzo Sanfelice: la scala a giorno a doppia rampa, che proprio come una scenografia, separa il cortile principale da quello secondario.

San Severo fuori le mura
San Severo fuori le mura

Dopo aver visitato questo magnifico edificio ci portiamo in via Cristallini alla fine di questa strada, incrociamo salita Capodimonte e prendendo quest’ ultima giungiamo in Piazza S. Severo dove è ubicata al n. 81, la chiesa di San Severo fuori le mura, dedicata al vescovo che resse l’ episcopato di Napoli dal 364 al 410. Questo fu il luogo scelto per la sua sepoltura ed intorno al quale, come si usava tra i primi cristiani, si sviluppò un grande cimitero sotterraneo. La basilica sulle catacombe fu abbandonata all’ inizio del IX secolo, quando le reliquie del Santo vennero trasportate all’ interno delle mura cittadine, in San Giorgio Maggiore. L’ edificio venne restaurato solo nel ‘500, e nelle forme attuali alla fine del XVII secolo. Dalla terza cappella a sinistra si accede alle catacombe, di cui è visibile una cella con tre arcosoli (nicchie ad arco scavate nella parete in cui venivano collocati i sarcofagi), ornati di affreschi che, anche se molto rovinati, sono un bell’ esempio di pittura catacombale.

Porta San Gennaro
Porta San Gennaro

Rifacciamo la strada a ritroso fino a giungere in via Foria, di fronte a noi possiamo vedere (sulla destra) Porta S. Gennaro, così chiamata perchè da essa aveva inizio la strada che conduceva alle catacombe in cui era sepolto il Patrono della città. Dopo la fine dell’ epidemia di peste del 1656, Mattia Preti dipinse su ognuna delle porte cittadine un affresco, come ex voto per lo scampato pericolo: porta S. Gennaro è l’ unica che conserva una traccia del dipinto da poco restaurata. Sulla facciata interna vi è il busto di S. Gaetano con un’ iscrizione dedicatoria e la data del 1658.

San Giovanni a Carbonara
San Giovanni a Carbonara

Dopo aver visitato il monumento cittadino scendiamo via Foria fino ad incrociare, sulla destra, via Cirillo, la percorriamo tutta e quando giungiamo in via Carbonara, sulla sinistra al numero civico 5 vediamo la chiesa di S. Giovanni a Carbonara. Appena giunti davanti alla chiesa salta subito agli occhi la fantasiosa scala a doppia rampa realizzata all’ inizio del ‘700 da Ferdinando Sanfelice che conduce alla trecentesca cappella di Santa Monica, attraversato il sagrato, a sinistra, si accede per un portale laterale, alla chiesa. Fondata nella prima metà del ‘300 dagli Agostiniani, fu restaurata ed ampliata alla fine del secolo da Ladislao di Durazzo perchè diventasse degno luogo di sepoltura degli ultimi sovrani angioini. Per volere della sorella Giovanna II, dopo la morte del re (1414), fu qui eretta la sua tomba, opera di anonimi scultori toscani e lombardi. La grandiosa “macchina funeraria” del sepolcro di re Ladislao domina l’ interno costituito da un’ unica aula dal tetto a capriate lignee. Passando sotto il monumento si accede alla cappella Caracciolo del Sole, a pianta centrale, costruita nel 1427 per Sergianni Caracciolo, amante di Giovanna II e gran siniscalco alla sua corte. Sempre a pianta centrale, ma edificato circa un secolo dopo, è l’ armonioso ambiente rinascimentale che si apre a sinistra del presbiterio: la cappella Caracciolo di Vico, realizzata da Giovan Tommaso Malvito su progetto di Bramante. Di grande interesse è la tomba Miroballo di fronte all’ ingresso.

Santi Apostoli
Santi Apostoli

Usciti dalla chiesa, continuiamo a scendere via Carbonara fino a raggiungere sulla destra, l.go Santi Apostoli dove troviamo la chiesa a loro dedicata, ci troviamo in punto limitrofo del decumano superiore che più avanti prende il nome di via Anticaglia. Fondata nel V secolo e ristrutturata tra la fine del ‘500 e la metà del ‘600, la chiesa conserva uno stupendo ciclo di affreschi di Giovanni Lanfranco. Tra il 1638 ed il 1646 il pittore parmense – che negli stessi anni affrescava la cupola del tesoro di S. Gennaro – creò sulle pareti e le volte il suo capolavoro napoletano, lasciando un segno indelebile nella cultura locale.

Santa Maria degli Angeli alle croci
Santa Maria degli Angeli alle croci

Dobbiamo tornare in via Foria e percorrerla fino a raggiungere via Tenore (sulla sinistra), risalendo questa strada ci troviamo di fronte la chiesa di S. Maria degli Angeli alle croci, il nome ricorda le stazioni della via Crucis, segnate dalle croci di legno oggi scomparse, che scandivano la salita alla chiesa. Fondata alla fine del ‘500 dai Francescani, fu rifatta nel secolo successivo su progetto di Cosimo Fanzago. Per l’ estrema semplicità della decorazione in marmo bianco e grigio, la chiesa è un caso unico nella storia dell’ architettura barocca napoletana. All’ interno vi è il bellissimo pulpito marmoreo sorretto da una grande aquila, simbolo di S. Giovanni Evangelista, scolpito da Fanzago. Lo straordinario bassorilievo con Cristo morto che orna il paliotto dell’ altare maggiore è invece opera di Carlo Fanzago, figlio di Cosimo.

Real Orto Boanico
Real Orto Botanico

Proprio davanti alla chiesa si trova l’Orto Botanico, con ingresso da via Foria 223, istituito nel 1807 con decreto di Giuseppe Bonaparte, il “Reale giardino delle piante” è attualmente uno dei maggiori orti botanici italiani per estensione e consistenza delle collezioni. Ha un ricchissimo patrimonio di specie arboree ed arbustive provenienti da ogni latitudine, esemplari di quasi tutti i fiori esistenti, serre a varie temperature. La serra temperata è un bell’ edificio neoclassico. Fra le collezioni rivestono un particolare interesse quelle di agrumi, di piante del deserto e di felci arboree. Una passeggiata tra i viali di quest’ oasi verde nel cuore di una delle zone più trafficate della città è un vero piacere.

Albergo dei Poveri
Albergo dei Poveri

Ci portiamo ora di nuovo in via Foria e la percorriamo tutta scendendo verso piazza Carlo III, quì possiamo ammirare l’ immenso edificio che venne progettato da Ferdinando Fuga per ospitare, secondo i desideri di Carlo di Borbone, i “poveri di tutto il regno”. Ciò che oggi è visibile ai nostri occhi è solo la quinta parte di quello che era in origine. I lavori iniziati nel 1751 proseguirono fino al 1829 ma l’ Albergo dei Poveri, non fu mai terminato. Attualmente è in fase di ristrutturazione, dopo i danni causati dal terremoto del 1980 che fece crollare un’ ala dell’ edificio. La parte centrale è stata in parte restaurata ed ha anche ospitato delle mostre; lo scorso 10 febbraio, l’ orologio affisso sulla sommità della facciata è ritornato a funzionare dopo 56 anni. I lavori di restauro sono stati affidati dal Comune di Napoli a Salvatore Ricci, mastro orologiaio insignito dal Presidente della Repubblica Italiana; e Ricci ha indicato le tecniche e le modalità più appropriate per garantire il funzionamento dello stesso. I lavori di restauro della facciata del palazzo, iniziati nell’ autunno del 2003.